Gaetano Biccari
Unarte in cammino verso lAltro.
Appunti su Nathalie Grenzhäuser e Solo tango
Pur non volendo dar corda ad irrazionalismi di sorta, si potrebbe pensare, come per gioco, di interpretare il destino dartista di Nathalie Grenzhäuser a partire dal suo cognome, che in italiano significa pressappoco: colei che abita il confine. Abitare (hausen) in maniera provvisoria il confine (Grenze) vuol dire, qui, innanzitutto apertura, dinamismo e spostamento continuo del proprio limite esistenziale ed estetico. Il limite o confine che si sposta, si trasmuta e si confonde continuamente mai per vezzo esteriore, ma sempre per unintima necessità biografica può diventare così la chiave di lettura della multiforme opera di NG. In particolare, saltano agli occhi alcune modalità ricorrenti del vivere ed operare sempre al confine e al limite dellartista nata a Stoccarda nel 1969 che (qui detto fuor di metafora) vive ed opera prevalentemente tra Offenbach e Francoforte sul Meno. Il centro della Repubblica Federale Tedesca è, tuttavia, solo la base di partenza per i molteplici punti di fuga di NG al di là di limiti e confini che sono sostanzialmente geografici, estetici e di gender. Il primo e più evidente, nonché concreto, sconfinamento riscontrabile nella vita e nellopera di NG è dato dal viaggio, principale motivo (nel duplice senso di causa e tema ricorrente) di gran parte dei suoi lavori. Già i titoli di alcune sue opere sono esemplificativi di una costante ricerca dellAltro e di sé attraverso il viaggio. Dopo Time to move (Francoforte 1998) seguono 1999 : Reset (Napoli), Paris-Omaha ed Omaha Beach (Amburgo, Parigi e San Francisco 2003/04) e, parallelamente, le partecipazioni a mostre collettive dai titoli altrettanto programmatici Home Abroad (Roma 2000), Viatico (Francoforte 2000) ed Herkunft unbekannt (Colonia 2003). Il Leitmotiv sconfinamento geografico è sostanziato da un coraggioso travalicamento di limiti e confini estetici. Lopera di NG che, non a caso, ha studiato arte interdisciplinare presso Hermann Nitsch si caratterizza, infatti, per la poliedricità dei media, dei generi e delle tecniche nei quali articola un discorso di immagini che trasportano una notevole carica emotiva pur rinunciando a qualsiasi effetto forte o patetico. NG trasmette il suo peculiare pathos della distanza in fotografie di paesaggi elaborate al computer, performances, proiezioni di diapositive, installazioni e fotostorie. Sono questi i principali mezzi espressivi ai quali ultimamente si è aggiunto il tradizionale acquerello che NG utilizza, talvolta anche simultaneamente nellambito di uno stesso lavoro, in una poetica e in una prassi artistica che rifiutano di accettare il principio capitalistico-borghese della specializzazione e divisione del lavoro. NG pone, poi, in modo sempre raffinato, ironico, per quanto deciso e radicale, la questione del genere femminile e maschile, da lei ripetutamente travalicato nel corso di affascinanti travestimenti e giochi performativi col mutamento di sesso. Esempi eclatanti e ben riusciti di tale intervento sul confine, socialmente riconosciuto, imposto e controllato, tra genere femminile e maschile, sono la performance allo Studio Morra, nellambito di 1999 : Reset, che parodiava la macchietta Ciccio Formaggio con un ardito avvicinamento non solo allaltro gender, ma soprattutto allAltro della cultura popolare partenopea; e, la graffiante fotostoria, dalla drammaturgia surreale e scurrile, 3 x 2 = 42, realizzata con Minka Maslowski per la parigina Nogoodindustry nel 2002. Linstallazione con proiezione di diapositive Solo tango (Francoforte, Roma 2000/02) può essere considerata la summa, certo non monumentalmente intesa, dei tre sconfinamenti di cui sopra. Il titolo del lavoro rinvia a due paradossi. La sensuale danza argentina che prevede idealmente un partner femminile ed uno maschile (entrambi impersonati da NG in sapiente gioco di incroci, sovrapposizioni e dissolvenze) viene ridotta ad un assolo. I due danzatori sono entrambi tesi verso lAltro in uno spasimo, si erotico, ma sempre controllato e composto dalla fattuale impossibilità dellabbraccio. I danzatori due nellillusione del diashow, ma in realtà solo e sempre la stessa NG incarnano una romantica Sehnsucht (termine tutto tedesco e mal traducibile in italiano con gli inadeguati nostalgia, struggimento, ardore). Tale Sehnsucht, che sembra dolorosamente irrisolvibile, si risove, invece, grazie allo stoicismo peculiare del soggetto postmoderno, consapevole e, tutto sommato, felice del suo essere diviso, dividuum più che individuo. Laporia dellincontro impossibile tra i due partner si scioglie, sul piano programmatico ed estetico-narrativo, nella consapevolezza di NG di essere, sia come artista che come soggetto, sempre doppia, se stessa ed altra al contempo. In tal senso, lincontro ha luogo paradossalmente proprio in virtù della divisione, realizzandosi come una sorta di afflato con lassenza. Lulteriore paradosso di Solo tango è nuovamente costituito da una mancanza, da una palese sottrazione di segno e di senso con cui intelligentemente opera NG. A cadenzare il susseguirsi ed intrecciarsi delle diapositive nello spazio installativo di Solo tango non vè alcuna musica struggente di bandoneon (come limmaginario collettivo gradirebbe), bensì il rumore di fondo dei diaproiettori che scandiscono la performance ritmicamente, azzerando, però, il trasporto emozionale che la musica argentina avrebbe potuto provocare. E, tuttavia, questa sottrazione origina un surplus di intensità ed emozione che trasforma lassenza della musica e dei corpi dei danzatori dellAltro e del sé di NG nella presenza stupefacente e ricca di stupore di uninsondabile aura. Accade, così, che la composizione postdrammatica dei frammenti di un impossibile discorso amoroso proposta da NG generi la pienezza di una performance che si svolge nel qui e ora della fruizione cui lo spettatore è chiamato a partecipare nello spazio scenico evocato dalle diapositive. La messiscena di Solo tango realizzata in un salone vuoto di un antico appartamento nel Palazzo dello Spagnolo al rione Sanità di Napoli, pensando forse a Buenos Aires invita lo spettatore alla danza della costruzione di un senso non percepibile intellettualmente, ma tramite i sensi. In questa avventura della percezione, larte di NG, come a voler sottolineare lurgenza di una Sehnsucht estetica oltre che antropologica, ricorre al mezzo senzaltro demodé, ma altamente suggestivo e pregnante, della diaproiezione che, nel bel mezzo delle più sofisticate tecnologie digitali, offre un saggio artistico di archeologia dei media. Nella caverna delle apparizioni ideata da NG partecipiamo ad un evento artistico che a tutto dispetto di Platone si emancipa dallessere mera riproduzione di immagini per assumere una qualità genuinamente teatrale e performativa, transitoria ma comunitaria: momento autentico e vivo di unarte in cammino verso lAltro.
Francoforte sul Meno, aprile 2005